prodotti di erboristeria su un tavolo

Erboristeria: cos’ è e cosa vende l’erborista

L’erboristeria è la scienza che si occupa delle piante officinali, medicinali, piante aromatiche, piante aliturgiche e cosmetiche, della loro coltivazione, riconoscimento, raccolta, produzione conservazione, elaborazione e commercio a scopi terapeutici (fitoterapia), cosmetici o nutritivi (integratori e nutraceutici). Con il medesimo termine si fa riferimento anche ai negozi in cui si vendono prodotti a base di erbe che non hanno un uso medicinale-terapeutico.

Le origini dell’erboristeria

Le origini dell’erboristeria sono molto antiche. I primi resti di piante medicinali furono trovati oltre 60.000 anni fa in un sarcofago in Iraq. Le scienze erboristiche possono essere distinte in tre differenti tradizioni:

  • La tradizione popolare del mondo occidentale;
  • L’antichissima tradizione ayurvedica indiana;
  • La medicina tradizionale cinese.

Queste tecniche erboristiche si sono tramandate nel tempo e di generazioni in generazioni. In antichità era compito delle donne andare alla ricerca di radici, bacche, piante fresche ed essiccate. Da queste erbe venivano poi estratte sostanze con procedimenti di infusione in vino o grappa. Queste usanze sono tutt’oggi utilizzate soprattutto dalle vecchie generazioni per creare preparati ad uso curativo e preventivo pur non avvalendosi di alcun criterio o studio scientifico. Nel corso del tempo anche l’erboristeria si è modernizzata passando dalla raccolta di erbe selvatiche a vere e proprie coltivazioni agricole specializzate in erbe e medicinali. Negli anni 80 in Inghilterra sono nati i primi negozi dedicati alla vendita di queste erbe curative per poi diffondersi in tutto il mondo.

Discipline erboristiche

Proprio grazie alla sua storia lunga e antica l’erboristeria si divide in più discipline:

  • Fitioterapia consiste nell’uso di piante, fiori, estratti di piante per la cura di malattie o per il mantenimento del benessere psicofisico. Questi prodotti devono essere prescritti da un medico fitoterapeuta;
  • Fiori di Bach o floriterapia si tratta di rimedi naturali basati su sostanze energetiche estratte da fiori selvatici che vengono raccolti nelle prime ore del mattino, lasciati in immersioni in acqua di fonte e poi fatti bollire;
  • Gemmoterapia è una pratica terapeutica alternativa basata sull’utilizzo di estratti ricavati a partire dai tessuti embrionali delle piante. Molti sostenitori di questa terapia ritengono che tali sostanze abbiano enormi benefici sull’organismo;
  • Aromaterapia è considerato un ramo della fitioterapia che usa gli oli essenziali ( sostanze odoranti delle piante). Gli oli essenziali hanno effetti battericidi, balsamici, antispasmodici e lenitivi, aiutano a purificare le vie respiratorie e rafforzano il sistema immunitario;
  • Omeopatia è una medicina naturale che utilizza sostanze provenienti dai tre regni della natura: animale, vegetale e minerale. Alcuni prodotti sono venduti in farmacia e quindi esclusi dall’uso erboristico.

Cosa si vende in erboristeria?

Nelle erboristerie è possibile trovare qualsiasi prodotto a base di erbe e piante, ma anche le piante stesse. Il fattore fondamentale è che non siano ad uso medicinale poiché in quel caso possono essere vendute solo dalle farmacie per cui i passaggi di coltivazione, preparazione e confezionamento devono essere supervisionate da un erborista laureato.

In erboristeria possiamo trovare:

  • Fermenti lattici: servono a rafforzare la flora batterica. A differenza di quelli che troviamo in farmacia sono vegetali e quindi senza lattosio e OGM;
  • Spray e pasticche per la gola a base di propoli ed estratti vegetali per favorire un’azione antiossidante, emolliente e lenitiva;
  • Integratori naso e gola a base di bava di lumaca allevata con un metodo cruelty free che serve a contrastare i malesseri invernali. Contiene vitamina C e timo che aiutano a rafforzare le difese immunitarie;
  • Pastiglie balsamiche agli agrumi, composte da acacia, estratti vegetali di malva e altea associata ad oli essenziali di limoni e mandarino;
  • Lassativi con effetto drastico o delicato, adatti per chi soffre di colon irritabile in quanto, essendo composti da elementi naturali possono essere assunti anche per periodi lunghi.

Chi è l’erborista

Associamo l’erborista a colui che ci vende prodotti a base di erbe e che lavora in un’erboristeria ma non sempre è così. Negli ultimi anni i prodotti erboristici stanno spopolando e proprio per questo dobbiamo stare attenti e affidarci a persone davvero competenti. L’erborista è colui che si occupa della raccolta, della lavorazione e del riconoscimento delle erbe officinali e si occupa di trasformarli in prodotti erboristici, cosmetici, alimentari vendibili, appunto, nelle erboristerie. Per esercitare tale professione è necessaria una laurea triennale in Tecniche Erboristiche o lauree affini. L’erborista inoltre deve avere competenze tecnico-scientifiche e tecnico-pratiche che vanno oltre alla semplice composizione delle piante. L’erborista deve essere un operatore preparato e saper consigliare prodotti finalizzati al benessere psicofisico del cliente. I suoi consigli, però, non devono essere visti come la soluzione ad una malattia. Se si ha un problema di salute è sempre consigliato rivolgersi al proprio medico di fiducia.

donna che sbadiglia a letto

Consigli su come dormire durante la gravidanza

La gravidanza è un momento tanto atteso per ogni neomamma, un momento in cui tutte le emozioni e le sensazioni sono amplificate. Ma è anche il periodo durante il quale lo stress e la stanchezza sono all’ordine del giorno. Il pancione con lo scorrere delle settimane cresce a dismisura e riuscire a dormire bene risulta quasi impossibile.

Soprattutto negli ultimi mesi, i mal di schiena sono sempre più lancinanti e trovare una posizione comoda per dormire sembra essere un miraggio.

Posizioni per dormire in gravidanza

Nei primi mesi, se non si hanno nausee e problemi gastrici, è possibile dormire in qualsiasi posizione.  Nel caso in cui siano frequenti le nausee o bruciori di stomaco, invece, la posizione migliore è quella sul fianco sinistro perché favorirà lo svuotamento gastrico.

Nel secondo trimestre, la pancia inizia ad essere più presente e le difficoltà aumentano. Si consiglia di assumere la posizione supina con un cuscino dietro la schiena per alleviare i dolori e uno sotto i piedi per migliorare la circolazione. Rimane sempre molto valida anche la posizione sul fianco.

Nell’ultimo trimestre si è quasi al traguardo la pancia cresce sempre di più e i dolori con essa. La posizione del bambino cambia frequentemente e ciò influisce sui dolori. In questo caso si consiglia sempre di dormire su un fianco preferibilmente quello sinistro per non affaticare il fegato.

Cuscini per la gravidanza

Un ottimo alleato per riuscire a riposare potrebbe essere il cuscino per la gravidanza. Grazie al suo design si adatta alle forme del corpo della mamma permettendole di trovare una posizione comoda e naturale.

Il cuscino base, è chiamato mini e permette di sostenere pancia e schiena; le sue dimensioni molto contenute gli permettono anche di essere trasportato facilmente.

Il modello total body, invece, permette di sostenere tutto il corpo. In questo modo la mamma non cambierà posizione durante la notte. È un accessorio molto utile anche durante il periodo di allattamento del bambino.

Consigli per agevolare il sonno in gravidanza

Il sovraccarico di ormoni, il continuo stimolo di urinare e il nervosismo accentuato nel periodo pre-maternità, rendono le giornate di una giovane mamma insostenibili. La ricerca della posizione perfetta per dormire potrebbe non bastare. Bisogna dunque introdurre delle nuove sane abitudini per facilitare il riposo notturno.

In gravidanza è fondamentale bere molta acqua che avrà benefici sia sulla futura mamma che sul feto. Idratarsi è importante ma alcune volte può risultare fastidioso, in modo particolare nelle ultime settimane quando il bambino cresce e tende a premere sulla vescica. Per questo motivo è consigliato assumere acqua in abbondanza nelle ore diurne e limitarla la sera, in modo tale si eviterà di alzarsi frequentemente.

Un altro piccolo consiglio per cercare di dormire in modo graduale è limitare il consumo di caffeina. Consumare tè o caffè in gravidanza è possibile, bisogna solo far attenzione alle dosi. La caffeina nelle donne in gravidanza rimane più a lungo in circolo quindi si consiglia di assumerla fino ad ora di pranzo.

Per riposare al meglio è indispensabile modificare le proprie abitudini alimentari, in particolar modo a cena. Prediligere cibi leggeri come pesce, carne bianca, verdure, eliminare cibi piccanti o troppo acidi come i pomodori. Anche fare un piccolo spuntino prima di dormire può essere molto utile. Questo rallenterebbe lo svuotamento dello stomaco e diminuirebbe la nausea mattutina.

dieta vegetariana

Pro e contro della dieta vegetariana

Per vegetarianismo si intende un regime alimentare, che prescrive o raccomanda un’abituale, assoluta astensione dagli alimenti di origine animale.

Una dieta vegetariana si basa principalmente su alimenti di origine vegetale. Questi alimenti dovrebbero inoltre essere consumati in modo variato e meglio se in forma integrale.

I principali alimenti di una dieta vegetariana sono:

  • Cereali come riso, orzo, farro e grano;
  • Legumi come soia, piselli, fagioli, lenticchie e fave;
  • Verdura come insalata, broccoli, carote, melanzane e peperoni;
  • Frutta come mele, pere, banane, kiwi, pesche e meloni;
  • frutta secca come pistacchi, noci, nocciole, arachidi e mandorle;
  • alghe come l’alga allaria, dulse, kelp, nori e wakame.

La dieta vegetariana prevede l’esclusione di tutti i tipi di carne e pesce: suini, bovini, ovini, pollame, selvaggina, pesci, molluschi, crostacei.

A differenza dei vegani i vegetariani ammettono il consumo di latte, formaggi, uova e ovviamente vegetali.

Vantaggi e svantaggi di una dieta vegetariana

La dieta vegetariana così come accade anche con altre diete ha i suoi pro e i suoi contro.

Tra i vantaggi di seguire un regime alimentare vegetariano c’è il fatto che si tratta di una dieta equilibrata. Chi la segue, raramente va incontro a carenze nutrizionali.

Ovviamente il dover rinunciare ai benefici del pesce è un vero peccato visto le proprietà e i benefici che apporta sia nell’ambito della prevenzione dei tumori sia in quello cardiovascolare.

Tra gli svantaggi troviamo il rischio di eccedere nell’apporto di grassi animali, con possibili danni all’apparato cardiovascolare, obesità e diabete.

Perché si diventa vegetariani?

Esistono diverse motivazioni per cui si decide di seguire la filosofia vegetariana.

Dietro questa scelta ci può essere una motivazione etica visto che la maggior parte dei vegetariani afferma di aver rinunciato alla carne perché ritiene che non sia etico uccidere gli animali per cibarsene.

Potrebbe trattarsi di una motivazione di tipo salutistica, infatti, sono molte le persone che decidono di seguire una dieta vegetariana nella convinzione che si tratti del modo più sano di mangiare.

Infine, ma non meno importante, si potrebbe trattare di una motivazione ambientalista.

Produrre carne ha infatti un impatto ambientale importante, sia in termine di emissione di gas serra sia in termini di consumo di cereali. Per nutrire gli animali, infatti, si utilizza, secondo la FAO, il 35%dell’intera produzione mondiale di cereali.

Pancione gravidanza

Sintomi della gravidanza

Sapere di essere in dolce attesa è probabilmente una delle notizie più belle che può arrivare nella vita di una donna. L’inizio di una gravidanza comporta una serie di cambiamenti nel corpo che non tutte riescono a capire fin dal primo giorno dal concepimento. Questo accade perché, soprattutto nella prima settimana, i sintomi possono manifestarsi in modo lieve o non presentarsi affatto.

I cambiamenti iniziano subito dopo il concepimento. Infatti, nel periodo immediatamente successivo, ogni 48 ore, aumentano i livelli di hCG, ossia dell’ormone che ha la funzione di stimolare l’utero a produrre progesterone, altro ormone che svolge un ruolo centrale nella gravidanza.

Il corpo di ogni donna reagisce in modo differente ma proviamo a descrivere in questo articolo tutti i possibili sintomi dell’inizio di una gravidanza.

Sintomi nei primi giorni della gravidanza

Abbiamo parlato in precedenza del progesterone, ormone che prepara l’utero ad accogliere e proteggere l’embrione nella pancia della mamma.

L’aumentare dei livelli di questo scatena i sintomi nei primi giorni di concepimento. Tra quelli più comuni troviamo mal di testa e sbalzi d’umore. Va specificato che i livelli di progesterone aumentano, anche se in modo meno significativo, anche nel periodo premestruale ed è, quindi, facile associare tali sintomi all’arrivo delle mestruazioni e non all’inizio di una gravidanza.

Gli sbalzi ormonali provocano anche altri “fastidi” come l’alterazione del gusto, una maggiore sensibilità agli odori, acidità di stomaco, difficoltà a digerire e improvvisi attacchi di fame. Inoltre, visto che nei primi giorni di gravidanza l’ovulo fecondato va ad impiantarsi nell’utero, è comune avere crampi e dolori al basso ventre. Se i dolori sono particolarmente intensi e persistono per diversi giorni, però, è indicato consultare il proprio ginecologo.

Sintomi nei primi mesi della gravidanza

Passati i primi giorni il corpo di una donna continua a cambiare e a lanciare dei segnali per farle capire che il concepimento è avvenuto. Il sintomo più comune in questo caso è l’assenza delle mestruazioni. Conoscere il proprio ritmo mestruale è utile per sapere con sicurezza quando effettuare il test di gravidanza per non avere un falso negativo. Il test acquistato in farmacia, infatti, ha validità se fatto dal quarto giorno di ritardo. Molto spesso si può avere un ritardo anche se non si è in attesa, per questo bisogna stare attente a non confondersi.

Allo stesso modo, bisogna prestare attenzione alle false mestruazioni. Infatti, nei primi 10 giorni di concepimento si potrebbero avere delle perdite ematiche non riconducibili al ciclo mestruale ma alla rottura dei vasi sanguigni dell’endometrio dovuta all’annidamento dell’ovulo fecondato nell’utero.

Altri sintomi sono, ad esempio, l’aumento del volume del seno dovuto alla preparazione della ghiandola mammaria alla produzione di latte, le ben note nausee mattutine, la sensazione di stanchezza e sonnolenza perenne ed il bisogno di fare pipì più spesso del solito.

Un altro sintomo molto comune che si manifesta generalmente nel secondo trimestre di gravidanza è il mal di schiena. A causare il dolore, oltre all’aumento di peso e alla crescita del pancione, è l’utero che ingrandendosi preme sul nervo sciatico causandone l’infiammazione.

Ma quante volte abbiamo sentito dire ad una donna incinta “sei radiosa”? La gravidanza non provoca solo dolori e fastidi anzi, aiuta le mamme ad essere più belle. Gli estrogeni, ormoni prodotti in quantità maggiore durante il periodo di gestazione, infatti, arricchiscono la pelle di collagene e la nutrono profondamente dall’interno regalando un aspetto fresco e più elastico; accendono lo sguardo e rendono anche più luminosi i capelli.

donna incinta con scarpette su di un muretto

Alimentazione in gravidanza: cosa mangiare e cibi da evitare

Gli alimenti forniscono l’energia indispensabile per l’accrescimento degli individui. I fabbisogni nutrizionali di un individuo variano a seconda della sua massa corporea e dall’età. Anche la gravidanza è una condizione che influenza il fabbisogno nutrizionale della donna. Quando le donne aspettano un bambino devono rinunciare ad alcuni alimenti per non nuocere la salute del nascituro.

C’è bisogno di un assumere un’alimentazione corretta ed equilibrata per garantire alla mamma l’energia necessaria per la crescita del feto. Una dieta sana, quindi, rappresenta un fattore importantissimo da non sottovalutare.
In questo articolo ti diremo quali sono gli alimenti consigliati e quelli da evitare durante una gravidanza.

Cibi consigliati in gravidanza

In gravidanza è bene ricorrere ad un’alimentazione corretta. Ecco una lista dei cibi consigliati:

  • Carne: va consumata cotta onde evitare infezioni per il bambino;
  • Pesce e uova: entrambi contengono vitamina B12 fondamentale per lo sviluppo del bambino. Il pesce, ad esempio salmone e tonno, è un alimento ricco di grassi omega 3;
  • Verdure a foglie verde e legumi: questi alimenti contengono l’acido folico necessario allo sviluppo del sistema nervoso;
  • Prodotti integrali: in gravidanza è consigliato consumare anche i prodotti integrali. I cereali, infatti, contengono fibre necessarie per eliminare le scorie e ridurre l’assorbimento di zuccheri nel sangue;
  • Frutta: sicuramente la frutta è un altro alimento consigliato da assumere in gravidanza. Si consiglia di mangiare: mele, pere, arance e pesche.
  • Cavoli di Bruxelles, broccoli, bacche e agrumi: si tratta di alimenti ricchi di ferro. Il ferro è importante per la produzione del sangue.

Inoltre, in gravidanza bisogna bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno e gli infusi possibilmente senza zucchero.

Cibi da evitare in gravidanza

Per tutelare la salute del bambino in gravidanza è importante limitare l’assunzione di alcuni alimenti:

  • Dolci: in gravidanza è bene evitare di consumare dolci. Chi non riesce a farne a meno, non deve eccedere. Il motivo più ovvio è che può portare all’insorgenza del diabete gestionale;
  • Alcolici: in gravidanza gli alcolici sono assolutamente da evitare;
  • Salumi: meglio evitare di assumere insaccati come: prosciutto crudo, salame, bresaola e capocollo. Gli insaccati crudi come quelli citati hanno dei processi di lavorazione che non prevedono l’utilizzo di alte temperature. Questi alimenti possono causare toxoplasmosi che può essere pericolosa per la salute del bambino. La mortadella ed il cotto invece si possono mangiare;
  • Crostacei e molluschi: da evitare il più possibile durante la gravidanza sono anche i crostacei ed i molluschi in quanto possono portare a malattie infettive.
donna incinta con le mani sul pancione

Come funziona il test di gravidanza

La gravidanza è uno dei momenti più belli della vita di ogni donna, ma come si fa a capire di essere in dolce attesa? Nella prima settimana di gravidanza si manifestano alcuni sintomi che ci fanno capire che potenzialmente, potremmo essere incinte. I più comuni sono: seno gonfio, nausea, sonnolenza e forte mal di testa, perdite biancastre o anche costanti crampi. Ovviamente, non dobbiamo sottovalutare questi sintomi ma nemmeno affidarci completamente a queste indicazioni. Per sapere con assoluta certezza di essere in dolce attesa bisogna sempre effettuare una visita dal ginecologo.
Se non si vuole ricorrere subito ad un ginecologo, l’unica soluzione è effettuare un test di gravidanza.
Sicuramente, rispetto al passato i progressi scientifici hanno portato all’introduzione di strumenti sempre più affidabili grazie ai quali in pochi minuti è possibile scoprire se si aspetta un bambino oppure no. Ma ci sono dei momenti della giornata dove è possibile effettuare il test? Quante tipologie di test esistono? Risponderemo a tutte queste domande nel nostro articolo.

Cos’è la Beta Hcg

In sostanza per stabilire se una donna è incinta si guarda alla quantità della Beta Hcg ovvero un ormone che viene prodotto quando il feto si annida nell’utero. In genere questo valore aumenta quotidianamente e quando supera una certa soglia significa che la gravidanza è in corso.
Nella maggioranza dei casi, nelle prime tre settimane la beta da 12 può raggiungere il valore massimo di 10200, mentre a ridosso della sesta settimana fino a 184000, infine nella dodicesima settimana questo valore più raggiungere un valore di 175775.

Tipologia di test di gravidanza

Vi sono differenti tipologie di test che possono indicare o meno la gravidanza ma i due tipi di test di gravidanza più diffusi sono:

  • Test di gravidanza sanguigno: questo test è in grado di rilevare con precisione la presenza o meno della beta HCG. Questo test può essere sia qualitativo che quantitativo. I test di gravidanza qualitativi indicano semplicemente se si è positivi o negativi. Mentre, quelli di tipo qualitativi permettono una stima precisa della quantità di ormone Beta;
  • Test di gravidanza urinario: questo test di gravidanza è molto usato in quanto si può comprare nelle farmacie e parafarmacie. I test di gravidanza di questo tipo permettono di rilevare la presenza nelle urine dell’ormone Beta HCg.

Quando fare il test di gravidanza

I test di gravidanza possono essere effettuati fin dal primo giorno di ritardo delle mestruazioni mentre sarebbe inutile all’indomani di un rapporto sessuale. Potrebbe anche essere effettuato 7 giorni prima della data indicativa delle mestruazioni, in questo caso, però l’esito potrebbe non essere sicuro e bisognerà ripeterlo dopo qualche giorno.
Per quanto riguarda il momento della giornata più indicato per fare il test, possiamo dire che può essere effettuato in qualsiasi momento anche se è preferibile al mattino poiché appena svegli c’è una maggiore concentrazione di ormoni.

dieta vegana

Cosa si mangia nella dieta vegana?

La dieta vegana è un regime alimentare nel quale vengono totalmente esclusi i prodotti di origine animale. Si differenza da quella vegetariana che ammette latticini, uova e miele.

Ma cosa si mangia in una dieta vegana? Gli alimenti maggiormente consumati dai veganioltre a ortaggi e frutta di ogni genere, sono:

  • Formaggi vegetali;
  • Tofu;
  • Seitan;
  • Tempeh;
  • Alghe;
  • Soia;
  • Semi oleosi.

Nella dieta vegana è sempre necessario integrare almeno la vitamina B12 che, togliendo la componente animale, non viene più sintetizzata dall’organismo umano. 

Inoltre, sarebbe opportuno integrare il ferro, che spesso è scarso e volendo anche proteine concentrate di origine vegetale (esempio canapa, pisello, lupino), da aggiungere a minestre o centrifugati.

Dieta vegana: vantaggi e svantaggi

Gli aspetti positivi dell’alimentazione vegana sono dovuti all’alta percentuale di fibre e sostanze antiossidanti di cui sono particolarmente ricchi frutta e verdura.

Viceversa, seguire una dieta a base di soli cibi vegetali può avere anche dei risvolti negativi, “dovuti alle possibili carenze di alcune vitamine come la B12 e la D, sali minerali come il ferro, acidi grassi della serie omega 3 e proteine

Perché si diventa vegani?

Seguire un’alimentazione vegana ha delle implicazioni oltre che etiche anche nutrizionali.

Nel caso dei vegani, a differenza dei vegetariani si potrebbe parlare di una vera e propria filosofia di vita.

Questa filosofia ha quasi sempre altre implicazioni in molte abitudini quotidiane, come ad esempio l’abbigliamento. Infatti, al fine di evitare qualsiasi forma di crudeltà verso gli uomini, gli animali e l’ambiente, parecchi vegani evitano di acquistare determinati prodotti di abbigliamento.

Granuli di medicina omeopatica

Omeopatia: cos’è e a cosa serve

L’omeopatia è una delle medicine non convenzionali più conosciute che, soprattutto negli ultimi anni, sta riscuotendo molto successo. Molti pensano sia una disciplina relativamente moderna ma, in realtà, così non è poiché essa nasce tra il ‘700 e l’800 ad opera di Christian Samuel Friedrich Hahnemann.

Il termine omeopatia deriva dal greco “omoios”, che significa simile, e “phatos”, che significa malattia. È una disciplina basata, appunto, sulla “Legge dei simili”. Secondo tale principio, una malattia può essere curata somministrando al paziente una sostanza che provoca sintomi simili a quelli che produce la malattia stessa ma di specie o origine diversa ed in dosaggi bassissimi.

Ad esempio, la puntura d’ape provoca rossore, prurito e bruciore, il rimedio omeopatico (preparato tramite triturazione, dinamizzazione e diluizione di un’intera ape) agisce non solo in caso di puntura di ape ma in tutti gli altri casi in cui si manifestano sintomi simili come di orticaria, mal di gola ecc.

La medicina tradizionale, invece, si basa sulla “Legge dei contrari” secondo cui le malattie possono essere curate con l’utilizzo di sostanze che provocano effetti contrari alla malattia stessa. Ad esempio, in caso di dolore alle articolazioni il medico prescriverà un anti infiammatorio.

Se sei curioso di scoprire di più sulla medicina omeopatica continua a leggere il nostro articolo, ti daremo informazioni utili su come funziona la medicina omeopatica e a cosa serve.

Come funziona la medicina omeopatica

Come detto in precedenza, la medicina omeopatica è un metodo che focalizza la sua attenzione non tanto sulla malattia in sé, quanto sui sintomi che questa manifesta. Secondo la medicina omeopatica, infatti, la guarigione deve avvenire attraverso trattamenti che tengano conto dei sintomi e della singolarità della persona poiché ogni individuo si ammala e guarisce in modo differente. Infatti, una delle principali caratteristiche della medicina omeopatica, che la differenzia da quella tradizionale, è l’impiego di medicinali individualizzati, ossia adatti ad ogni singolo caso e persona.

I medicinali omeopatici vengono ottenuti attraverso processi di diluizione e dinamizzazione e possono avere origine vegetale, animale o chimica. Solitamente, i medicinali si presentano sotto forma di granuli di lattosio che vanno sciolti a livello sublinguale. Meno di frequente, invece, è possibile trovare medicinali omeopatici in forma liquida.

Focus sui medicinali omeopatici

I medicinali omeopatici vengono formati seguendo un processo di diluizione dei componenti e dinamizzazione. La diluizione, che aiuta a potenziare l’efficacia del principio attivo, può essere media o bassa per il trattamento di patologie acute e subacute; alta o altissima in caso di trattamento di malattie croniche.

La dinamizzazione, invece, serve ad aumentare l’azione terapeutica del farmaco. Il processo di dinamizzazione, in parole semplici, consiste nell’agitazione della sostanza dopo ogni diluizione.

Esistono, essenzialmente, due tipi di medicinali omeopatici:

  • Medicinali omeopatici unitari, in cui si trova un’unica sostanza diluita e dinamizzata;
  • Medicinali omeopatici complessi, in cui vi sono più sostanze aventi, però, azione sinergica nei confronti della patologia.

Le cure omeopatiche funzionano?

Sebbene vi siano numerosi studi scientifici condotti e varie pubblicazioni, ad oggi non ci sono prove scientifiche che attestino la validità delle teorie omeopatiche. Di contro, vi sono numerose testimonianze di pazienti che attestano i successi terapeutici che potrebbero essere spiegate, però, con il normale decorso della malattia o con il così detto effetto placebo (reazione di un paziente che prova un miglioramento nella propria salute a seguito di un trattamento farmacologico, anche quando il miglioramento non è dovuto al farmaco stesso).

Seppur non vi siano evidenze scientifiche, le cure omeopatiche, però, sono riconosciute e definite dalla legge. L’omeopatia, infatti, è riconosciuta come “medicina non convenzionale” dalle Risoluzioni n° 75/1997 del Parlamento Europeo e n° 1206/1999 del Consiglio d’Europa. È bene ricordare, però, che i medicinali omeopatici, allo stesso modo di quelli tradizionali, non vanno assunti in maniera impropria e totalmente arbitraria poiché qualsiasi sostanza può causare disturbi se assunta con metodi o dosi sbagliate. Il nostro consiglio è quello di rivolgersi al proprio medico prima di iniziare qualsiasi terapia o trattamento.

virus infettivologia

Cos’è l’infettivologia e le possibili cause delle malattie infettive

La scienza che si occupa della diagnosi e della cura delle malattie infettive è l’infettivologia mentre il medico specializzato che ne occupa è l’infettivologo.
Lo studio delle malattie infettive è relativamente giovane in quanto risale a non più di 10000 anni fa. Sicuramente la ricerca e l’esperienza nel campo hanno ampliato la conoscenza di queste patologie ed hanno portato alla ricerca di farmaci per attenuare la malattia. Al fine di classificarle correttamente bisogna capire il tipo di microrganismo che le provoca, la via principale di trasmissione e gli organi interessati.
Quando si parla di malattie infettive, la scienza che si occupa della diagnosi e cura è l’infettivologia. In particolare, l’infettivologo è il medico specializzato nel trattamento di queste patologie.
Se sei interessato a conoscere le principali malattie infettive continua a leggere il nostro articolo, all’interno di esso troverai una lista delle malattie infettive più diffuse e le possibili cause.

Cos’è l’infettivologia

L’infettivologia è una scienza che studia e cura le malattie causate da agenti infettivi come: virus, batteri, funghi o quando vi sono due o più patologie insieme.
Una malattia si definisce infettiva quando è causata da microrganismi che entrando in contatto con un individuo, si riproducono generando un’alterazione del sistema immunitario. In sostanza, quando l’agente patogeno entra in contatto con il corpo, il nostro sistema immunitario tende a difendersi e manifesta una serie di sintomi. I sintomi più comuni sono: febbre alta, diarrea e infiammazione.

Cosa causano le malattie infettive

Sono diversi i microrganismi che causano le malattie infettive:

  • Virus: sono costituiti da materiale genetico sotto forma di DNA. Possono infettare tutte le forme di vita: animali, piante ed esseri umani.
  • Batteri: sono dei microrganismi unicellulari disponibili in diverse forme. La maggior parte dei batteri non è dannosa e soltanto una piccola percentuale di questi può portare a malattie infettive;
  • Parassiti: si possono trovare in diverse zone del corpo, per esempio negli occhi e sangue. Questi microrganismi possono infettare l’uomo attraverso punture di insetti o per ingestione di cibo o acqua contaminata;
  • Funghi: sono organismi capaci di causare infezioni nell’essere umano o in altri organismi. In genere sono infezioni presenti nella cute, bocca o vagina.

Patologie più comuni dell’infettivologia

Tra le malattie infettive più comuni troviamo:

  • Aids: malattia causata dal virus HIV che rende la persona più predisposta alla formazione di tumori;
  • Candida vaginale: infezione causata da un fungo presente nel nostro organismo;
  • Colera: malattia dell’intestino causata da batteri appartenenti al Vibrio cholerae. La trasmissione può avvenire per contatto orale o con alimenti;
  • Difterite: malattia infettiva acuta che in casi più gravi può portare ad infezioni al rene e al cuore;
  • Febbre gialla: malattia che si trasmette attraverso la puntura di zanzare e colpisce principalmente gli esseri umani;
  • Gastroenterite: infezione che colpisce stomaco e intestino che provoca diversi sintomi come: vomito, diarrea e disidratazione;
  • Influenza: si tratta di una vera patologia infettiva che se non curata correttamente può portare alla morte;
  • Malaria: malattia infettiva mortale causata da parassiti, che viene trasmessa alle persone attraverso la puntura di zanzara;
  • Morbillo: provoca irritazioni cutanee e difficilmente può portare a complicanze;
  • Polmonite: malattia che colpisce i polmoni e se molto grave può portare alla morte;
  • Rosolia: malattia molto contagiosa che può presentarsi soltanto una volta nella vita;
  • Scabbia: patologia della pelle che colpisce gli esseri umani;
  • Tetano: malattia infettiva causata da un batterio che si contrae attraverso la contaminazione di tagli e ferite;
  • Varicella: malattia meno grave ma rischiosa in gravidanza.
fungo del piede

Micosi: cosa sono e come si curano questi funghi della pelle

La micosi o fungo della pelle è una patologia molto diffusa che può colpire indistintamente sia adulti che bambini.

La micosi è un’infezione fungina che interessa pelle, peli, unghie e mucose.

Ma come si contrae la micosi? Queste infezioni micotiche si contraggono soprattutto frequentando piscine e andando al mare, molto meno in collina o in montagna.

Infatti, l’alta temperatura dell’ambiente, l’umidità e la concentrazione di molte persone in spazi ristretti sono fattori che favoriscono la sopravvivenza e la proliferazione dei funghi.

Nella maggior parte dei casi si viene infettati nuotando nelle piscine o camminando a piedi nudi sulla sabbia, soprattutto in riva al mare. Inoltre, è possibile contrarre la micosi anche utilizzando teli, asciugamani e lettini, che sono stati utilizzati anche da altri.

Quante tipologie di micosi esistono?

Le infezioni micotiche non sono tutte uguali. Esistono quattro tipologie di micosi:

  • Superficiali: colpiscono la pelle, i capelli o le unghie. Quando l’infezione arriva, in particolare, a unghie di mani o piedi è detta anche onicomicosi;
  • Sottocutanee: sono più invasive delle precedenti, ma si limitano al derma e alle strutture immediatamente sotto la pelle;
  • Sistemiche: riguardano gli organi interni come, ad esempio, i polmoni;
  • Opportunistiche: attaccano soltanto le persone affette da deficit immunitario, cioè coloro che non dispongono di difese immunitarie sufficienti a combattere l’agente patogeno.

Micosi: quali farmaci utilizzare?

Arrivati a questo punto dell’articolo vi starete chiedendo come curare la micosi e quali farmaci assumere.

Trattandosi di un fungo, cioè di un patogeno vivo e replicante, l’unica soluzione rapida ed efficace è recarsi in farmacia e acquistare un antifungino (antimicotico), in forma di crema da applicare.

Se l’onicomicosi è diagnosticata e aggredita poco dopo la sua insorgenza con apposite creme antifungine, nella maggior parte dei casi è sufficiente un trattamento di 7-10 giorni.